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Black Coppola

Design & inbound communication agency for professionals and business

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BCD

Un Italiano (su due) fa il ROPO

21 Gennaio 2018 by BCD

Il 55% dei tuoi potenziali clienti adotta un comportamento dal nome strano ma che di strano non ha nulla…

L’impatto della comunicazione digitale nelle decisioni di acquisto è indiscusso. Web, social media ed e-commerce hanno cambiato il processo decisionale e informativo dei potenziali clienti. Volendo sintetizzare, le ricerche di informazioni online sono decisive per concorrere alla decisione di acquisto di un qualsiasi prodotto o servizio ma…non tutte queste ricerche si concretizzano in un acquisto.

A questo punto è importante prendere confidenza con con un acronimo strano che però definisce un comportamento naturale nei potenziali clienti.

Per ogni acquisto online, infatti, ce ne sono almeno tre che avvengono nel mondo fisico, anche se la decisione d’acquisto è stata presa online. La cosa è ancor più evidente quando abbiamo a che fare con un libero professionista che esercita la sua attività presso uno studio e offre i suoi servizi e la sua consulenza non online (un esempio tipico è l’attività dell’avvocato). Questo fenomeno in USA viene detto, in modo molto poco fantasioso, ROPO: ovvero Research Online, Purchase Offline (Cerca Online, Acquista Offline).

Ebbene pare che In Italia il 55% dei consumatori faccia ROPO. Questo significa che per un libero professionista, come l’avvocato, che esercita la propria attività e fornisce i propri servizi presso il proprio studio, è fondamentale sfruttare il web per intercettare nuovi clienti “reali”.

Per Henry Assael, autore di Consumer Behavior: A Strategic Approach, i fattori che spingono i consumatori a cercare online le informazioni sono i seguenti: coinvolgimento, rischio percepito, incertezza sul prodotto, poca conoscenza del prodotto, obiettivi chiari, disponibilità di tempo per la scelta, prezzo elevato, molteplice varietà del prodotto, basso costo di ricerca delle informazioni.

Uno studio professionale o una azienda con una buona presenza strategica sul web, che risponda in buona parte ai fattori indicati da Assael è già a metà dell’opera e potrà giovare della fase informativa online del consumatore (e delle conseguenti decisioni di acquisto).

Quindi, essere sul web con credibilità, serietà e validi contenuti, quando il nostro potenziale cliente cerca informazioni, soluzioni e soluzioni, è fondamentale, se vogliamo che diventi un nostro cliente “reale”.

E voi dove siete quando i potenziali clienti fanno ROPO?

 

 

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L’importanza di Google My Business per trovare clienti con la ricerche su Google

17 Gennaio 2018 by BCD

Se sei un singolo professionista (magari hai appena avviato la tua attività professionale) o gestisci un piccolo studio professionale con un raggio di azione limitato alla tua città o provincia, promuoversi sul web e trovare nuovi clienti può essere meno difficile di quanto si pensi. Investire energie e risorse sul web è di certo una scelta intelligente e può essere anche la scelta più economica a patto che non si creda che “trovare nuovi clienti sul web” sia limitato ad “avere un sito”.

Mettere in piedi un sito web, senza criterio ne pianificazione non è sufficiente per trovare nuovi clienti. Ma allora cosa si deve necessariamente fare per farsi trovare sul web?

La soluzione sta nelle risposte a queste due domande fondamentali:

  1. Quanto sono importanti per il singolo professionista o il piccolo studio professionale le ricerche effettuate dagli utenti sui motori di ricerca?
  2. Quali armi ha il professionista, l’avvocato, lo psicologo, il consulente o lo studio professionale per posizionarsi nelle prime pagine dei motori di ricerca?

 

1) Quanto sono importanti per il singolo professionista o il piccolo studio professionale le ricerche effettuate dagli utenti sui motori di ricerca?

Per il singolo professionista o studio professionale operante in ambito locale, le ricerche fatte dagli utenti sui motori di ricerca sono (in assenza di altri investimenti in campagne di inserzioni online) la prima e unica fonte di traffico al proprio sito web. Per questo motivo è assolutamente cruciale intercettare ogni ricerca fatta dagli utenti finalizzata a trovare un professionista che possa assisterli nella soluzione di un problema.
Ipotizziamo che il Sig. Rossi abiti a Pavia e abbia ricevuto una contestazione per una violazione del codice della strada e che voglia contestarla perchè la ritiene viziata nella forma o nella sostanza. Ipotizziamo anche che il signor Rossi non abbia nessun amico o conoscente a cui rivolgersi che svolga la professione di avvocato.
Bene, probabilmente ancora prima di attivarsi per contattare amici, parenti o vicini di casa per chiedere loro se conoscono un avvocato di fiducia, è probabile che il signor Rossi si sieda davanti al computer o impugni il suo smartphone digitando quelle che a tutti gli effetti è la più semplice, la più scontata di tutte le ricerche sul web: “avvocato a Pavia” o “assitenza legale pavia“.

Le varianti delle ricerca effettuata dal Sig. Rossi potranno essere diverse e magari includere il motivo della ricerca (contestazione di una multa), ma comprenderanno sempre la qualifica professionale e, ovviamente, il luogo in cui si ricercando tale professionalità.

Ciò che in ogni caso sta cercando il Sig. Rossi è un avvocato che si trovi nel luogo in cui vive e a cui affidare l’incarico di contestare la violazione che gli è stata addebitata.
Quanto ho appena affermato può apparire a molti ovvio e scontato ma un professionista che voglia ampliare la propria clientela non può permettersi di ignorare le decine, se non centinaia o migliaia, di ricerche come queste effettuate giornalmente dagli utenti.

2) Quali armi ha il professionista, l’avvocato, lo psicologo, il consulente o lo studio professionale per posizionarsi nelle prime pagine dei motori di ricerca?

Compresa l’importanza cruciale delle ricerche effettuate dai potenziali clienti sui motori di ricerca, come si può fare in modo che a seguito di una ricerca come quella fatta dal Sig. Rossi, il motore di ricerca restituisca, nelle prime posizioni (si tenga conto che raramente l’utente scorrerà fini alla terza pagina dei risultati di ricerca) il sito, ad esempio, del nostro studio legale di Pavia?

I fattori che determinano il posizionamento nei risultati di ricerca del sito di un professionista o di uno studio, a seguito di una ricerca “locale”, sono diversi e meritano tutti di una specifica trattazione ma il più importante, quello dal quale non è possibile prescindere, è la corretta implementazione della scheda Google My Business dell’attività.

Cio che il professionista deve assolutamente fare è accedere alla piattaforma Google My Business e compilare tutti dati della propria attività, attendere il ricevimento (all’indirizzo fisico della propria attività) del codice di verifica di Google e completare la scheda My Business. Questa semplice attività consente a Google di identificare fisicamente il luogo dove si esercita la propria professione arricchendo le proprie pagine di dati fondamentali per le ricerche degli utenti.

La scheda My Business è lo strumento più potente per far sì che la propria attività venga associata al luogo in cui questa viene esercitata e consente al motore di ricerca di restituire all’utente risultati “locali” pertinenti alla sua ricerca.

Ecco quindi che, se il mio sito è correttamente ottimizzato per le ricerche locali, tra i primi risultati della ricerca effettuata dal sig. Rossi, troverò finalmente anche il mio studio legale di Pavia.

Ecco come appaiono i risultati di ricerca dei siti web correttamente ottimizzati con google My Business in una ipotetica ricerca “avvocato a Pavia“:

avvocato_a_pavia

C’è da chiedersi, quanti tra gli avvocati presenti a Pavia, piuttosto che a Milano o in una qualsisi altra città… abbiano dedicato del tempo a questa importante ottimizzazione del proprio sito professionale.

La risposta potrebbe stupirvi, in negativo purtroppo.


Se cercate ulteriori chiarimenti e informazioni su come ottimizzare il sito della vostra attività professionale, scriveteci qui:

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    Utilizziamo i tuoi dati al fine di inviarti le informazioni commerciali e le offerte da te richieste e per la gestione del rapporto contrattuale di fornitura o di acquisto dei servizi da parte del Titolare. I dati inviati saranno utilizzati e conservati per il tempo necessario al perseguimento delle finalità elencate sopra e non oltre 3 mesi dalla richiesta. L'eventuale tuo rifiuto comporterà l'impossibilità da parte nostra rispondere alle tue richieste. Non condivideremo con nessuno i tuoi dati che saranno trattati solo ed esclusivamente dal nostro staff per le finalità di cui sopra. Leggi la nostra politica sulla privacy completa per saperne di più

     

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    Social network e aziende: l’importanza dei canali social per il business

    11 Dicembre 2017 by BCD

    Quanto sono importanti i canali social per l’azienda?

    Siete tra quelli che pronunciano frasi come: “Facebook? c’è l’abbiamo ma non serve a niente”… E ancora: “LinkedIn? Ho il profilo ma non ci capisco molto e poi non devo trovare mica lavoro…”? Forse è arrivato il momento di dubitare di queste affermazioni.

    Bene, nel tempo che avete impiegato a leggere queste due righe e bere un caffè (60 sec?): 100.000 richieste di amicizia sono state effettuate su Facebook, 278.000 tweet sono stati postati su Twitter, 11.000 ricerche professionali avviate su Linkedin e 72 ore di video sono state caricate su YouTube.

    Tutto questo in soli, vale  la pena ripeterlo, 60 secondi.

    Di fronte a questo enorme flusso di “attività comunicativa e relazionale” è lecito farsi alcune domande ma ancora più importante, trovare delle risposte esaurienti.

    A prescindere dall’opinione che vi siete fatti sulla utilità di tali mezzi ai fini delle vendite un dato di fatto resta incontrovertibile: i social media hanno rivoluzionato il mondo digitale ormai da anni, sono “mezzi di comunicazione” a tutti gli effetti, come lo fu la televisione 60 anni fa, ne più ne meno.

    Attraverso i social media milioni di persone transitano, spendono del tempo, producono opinioni, effettuano scelte, leggono, scaricano, condividono, visualizzano, commentano, recensiscono, scoprono prodotti, brand e, che ci crediate o meno, accrescono le propensioni all’acquisto, determinano e giudicano i prodotti o servizi acquistati e veicolano a milioni di altri utenti i prodotti, i servizi e i brand di cui vengono a conoscenza e di cui si ritengono soddisfatti (o insoddisfatti).

    Non è quindi possibile ignorare i cosiddetti social dal punto di vista del marketing aziendale, perchè? Perché le persone e i potenziali clienti, si sono spostati, ormai da molto tempo sul web e i canali social sono uno dei mezzi attraverso il quale si fruisce del web. Questo è un dato di fatto. Se pensate che i social network non vi servano a niente, a prescindere dal tipo di prodotto o servizio che desiderate vendere, dovete sapere che state rinunciando a comunicare con una parte più o meno ampia dei vostri potenziali clienti esattamente dove essi si trovano oggi: su internet .

    Social si ma c’è anche dell’altro…

    I social network rappresentano una parte importante ma non l’unica del più vasto concetto di comunicazione digitale che include:

    • il ripensamento  e l’ottimizzazione dei siti istituzionali,

    • l’uso di siti blog aziendali alimentati e ottimizzati per fornire argomenti di interesse per i potenziali clienti e che permettano all’azienda di emergere per prima nei risultati delle ricerche effettuate su Google dai potenziali clienti,

    • l’utilizzo intelligente e strategico dell’email marketing,

    • la creazione di campagne AdWords (Google) per parole chiave rilevanti per l’azienda che conducano a landing page finalizzate all’acquisizione di dati e alla conversione,

    • la creazione e condivisione di contenuti video su quello che oggi è il secondo motore di ricerca al mondo: YouTube.

    E si potrebbe proseguire ma per adesso ci fermiamo qui.

    La maggior parte delle piccole e medie imprese ha ormai compreso che è impossibile non investire nella comunicazione attraverso almeno un canale social ma il problema è che non riesce a sfruttarli al punto tale da renderli una reale e proficua risorsa di business. Nella maggior parte dei casi, infatti, queste aziende si limitano ad aprire una pagina, scrivere qualche post autoreferenziale e di prodotto e aspettare che si compia quello che potremmo definire “ll miracolo della moltiplicazione dei clienti“ che, ovviamente, non si realizza mai.

    Sui canali social bisogna agire con strategia, sulla base di una analisi puntale del proprio target, utilizzando un linguaggio che non può essere quello di una volta, spostando il baricentro dal prodotto alla persona (concetto base di ogni strategia di “inbound marketing”), rispettando una linea editoriale coerente che si sviluppi con continuità e costanza nel tempo e… ma questo è un discorso diverso che affronteremo più avanti.

     

     

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    Report 2017 sull’uso di internet nel mondo e in Italia

    13 Settembre 2017 by BCD

    Perché le aziende non investono ancora abbastanza su Internet e sui social network?

    Quando mi trovo a parlare con potenziali clienti del mio lavoro sul web percepisco, ancora oggi, una sfiducia malcelata nei confronti di “internet”, una forma strana di snobismo nei confronti di tutto ciò che è digitale e a volte una sorta di pregiudizio nei confronti di un mondo ancora oggi, nel 2017, poco considerato dalla piccola imprenditoria Italiana.

    Forse questo ritardo è dovuto al fatto che il piccolo imprenditore di oggi  continua spesso l’impresa di famiglia e quindi creata da nonni e genitori che hanno costruito la propri azienda dal nulla, con le proprie mani e in un contesto e in un mercato totalmente diverso da quello attuale, con regole e strumenti profondamente diversi da quelli attuali. Questi strumenti restano validi anche oggi ma non possono essere gli unici su cui fondare la propria attività purtroppo.

    Molte aziende, alcune ancora guidate dai propri storici fondatori, si trovano quindi a vedere con diffidenza gli investimenti in un mondo che non è quello nel quale si sono mossi in passato, un mondo e un mercato dove i potenziali clienti hanno spostato la propria presenza dalla carta stampata e dalla televisione, al web e ai social network. Non considerare i nuovi modi di comunicare e di condividere del mondo di oggi significa parlare a vuoto, spendere ingenti somme nella pubblicità tradizionale con ritorni sempre minori, con un costo a contatto enorme.

    Non sempre, nel proporre ai clienti le strategie di marketing che ritengo migliori per la loro specifica situazione, riesco a vincere questa diffidenza nei confronti del digitale ma cerco di fornire comunque dei dati, dati importanti che possano servire a comprendere, a capire un pò di più il macrosospico errore che sta nell’ignorare le strategie di marketing sul web e sui social network.

    Tralasciamo per il momento il mondo intero (i cui numeri sono ancor più rilevanti) e concentriamoci sull’Italia con tre “macro-dati” che di per se rapprendano e fotografano abbastanza eloquentemente il mondo in cui ci muoviamo.

    Su quasi 60 milioni di abitanti, 39 milioni navigano nel web (internet) per i più svariati scopi.

    Diciamo che possiamo sfatare la prima diceria che vorrebbe sostenere che le persone (o i potenziali clienti) “non stanno su internet”. Ben i 2/3 della popolazione usa e naviga nel web. Se vogliamo ignorare l’esistenza di internet bisogna assumersi la responsabilità di questa scelta.

    Il 52% della popolazione italiana accede, mensilmente, a piattaforme social.

    Gli stessi italiani di prima se non di più, guarda un pò, stanno pure su social network. Anche qui la scelta di ignorare il dato, perchè ad esempio si ritiene che Facebook sia solo un luogo in cui perdere tempo, implica una importante assunzione di responsabilità.

    L’85% della popolazione usufruisce del web attraverso dispositivi mobili ovvero smartphone e tablet.

    Direi che è ampiamente arrivata l’ora di smettere di additare gli smartphone come oggetti infernali e incomprensibili (a dire il vero l’ora è arrivata da già da un pò). Lo smartphone è oggi è un device, il principale mezzo di fruizione delle informazioni, come lo fu la televisione nello scorso secolo (e che in misura minore e molto diversa è ancora oggi)

    Questi tre importanti numeri si possono facilmente dedurre dal report redatto annualmente da wearesocial e hootsuite   

    Un report molto importante e nel quale poter trovare una fotografia molto fedele dello stato attuale dell’utilizzo del web e dei social media oggi.

    Un consiglio: leggetelo.

     

     

     

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    Vendere case senza portali immobiliari: la web agency immobiliare

    11 Settembre 2017 by BCD

    Vendere case senza portali immobiliari si può: le agenzie immobiliari possono diventare virtuose.

    Dopo aver letto il mio articolo sul’importanza dellle strategie di marketing digitale  per le agenzie immobiliari è chiaro che quando una persona desidera acquistare una casa, nella quasi totalità dei casi si siede davanti ad un computer e cerca “case in vendita” specificando molto probabilmente il luogo dove desidera acquistare casa. Fatto questo (vi invito a provare) i risultati prodotti dai motori di ricerca consisteranno quasi esclusivamente in annunci immobiliari pubblicati sui portali immobiliari come immobiliare.it, casa.it, idealista.it ecc.
    L’agenzia immobiliare, più o meno piccola che sia, oggi è di fatto obbligata, se vuole dare visibilità ai propri annunci, pagare un abbonamento ai grandi portali immobiliari e inserire le proprie case in vendita.

    L’unico modello di marketing  (pubblicizzato a suon di spot e di numeri) di cui oggi l’agenzia immobiliare si serve è quello di acquistare costosi abbonamenti su più portali possibili, inviando a questi ultimi i propri annunci attraverso sistemi di “multiposting” (spesso definiti in senso lato “gestionali immobiliari”).

    Quasta strategia presenta ormai degli evidenti svantaggi:

    1. Assenza totale di branding: il privato che acquisterà con soddisfazione casa non effettuerà il famoso “passaparola”, parlerà bene del portale, non dell’agenzia.
    2. La visibilità è a pagamento: nel breve termine la visibilità sarà alta ma nel momento in cui non si investe più denaro questa improvvisamente cala fino a scomparire.
    3. impossibilià di comunicare il valore giunto della propria agenzia: conta solo l’immobile e il prezzo non più le parsone che te lo vendono i servizi e e l’assistenzache ti offrono.
    4. La concorrenza aumenta esponenzialmente: una autentica guerra tra poveri dove ogni agenzia investe sempre più denaro in pacchetti di visibilità arricchendo esclusivamente un solo soggetto: il portale immobiliare di turno.
    5. Il costo per contatto aumenta: perché aumentano si le richieste ma sono generiche e “poco interessate” e solo poche tra queste si tramutano in acquisti reali.

    La soluzione per vendere case senza dipendere dai portali immobiliari è investire nella propria strategia di marketing senza ricorrere ai portali immobiliari

    Vendere case senza dipendere dai più diffusi portali immobiliari è possibile investendo in una propria  strategia di marketing che abbia come fulcro il sito web (o il blog) dell’agenzia immobiliare.

    I vantaggi di vendere case attraverso il proprio sito web posso essere così riassunti:

    1. Maggiore visibilità su google: il sito web, se correttamente costruito e ottimizzato secondo intelligenti tecniche SEO (Search Engine Optimization) è in grado di presidiare più di ogni altro portale il web. Immobiliare.it e similari si posiziona sicuramente più in alto di qualsiasi altro sito ma il suo è un contenitore (immenso, di annunci, tra i quali i vostri), solo un grande contenitore. Un articolo/annuncio pubblicato correttamente sul proprio sito è ugualmente in grado di posizionarsi bene sui motori di ricerca e l’utente che apre il vostro articolo trova solo voi e ciò che site in grado di offrire. La visibilità ovviamente deve corrispondere a contenuti di qualità e ad annunci esaustivi e ricchi di informazioni.
    2. Autorevolezza: il blog immobiliare consente di posizionarsi e venire percepiti come esperti del settore: dormire contenuti ed informazioni su determinate zone rende esperti sulle stesse. Consigliera gli utenti su differenti soluzioni abitative motivando e argomentando accresce ancora di più questa autorevolezza. La maggior parte delle agenzia immobiliari si limita a pubblicare qualche annuncio aspettando che il telefono squilli o arrivi una mail di contatto. Una vera agenzia immobiliare che cura un proprio sito comunicando costantemente con i potenziali acquirenti, viene percepita come esperta, autorevole. Questo i portali immobiliari non lo consentiranno mai.
    3. Il sito web dell’agenzia immobiliare consente all’agenzia di selezionare maggiormente i clienti. Solo gli utenti realmente interessati al vostro annuncio e ai vostri contenuti spenderanno del tempo a leggere e informarsi. Forse riceverai meno richieste di informazioni ma quelle che perverranno saranno richieste interessate e consapevoli, in quanto hanno letto e implicitamente approvato ciò che hai scritto.
    4. Generarazione di contatti commerciali. Il sito web dell’agenzia, diversamente da ciò che fanno i grandi portali immobiliari consente all’agenzia di fare public relations, intrattenere rapporti, di farsi conoscere, di ottenere contatti e menzioni che altro non sono che la base della lead generation: ovvero la generazione di contatti proficui dal punto di vista commerciale.

    Vendere case attraverso il proprio sito web, il sito dell’agenzia, è quindi l’alternativa più intelligente al dilapidare denaro in abbonamenti sui grandi portali immobiliari che generano contatti (e di scarsa qualità) solo fino quando si paga.

    Naturlamente perchè il sito web dell’agenzia immobiliare posso davvero produrre gli effetti che abbiamo descritto e porsi come valido sostituto alla logica un pò perversa dei portali immobiliari deve essere strutturato, gestito ed alimentato secondo criteri precisi e pianificati.

    In questo articolo andiamo a spiegare tecnicamente come il sito web dell’agenzia immobiliare o il blog immobiliare deve essere strutturato,  come e con quali strategie ed accorgimenti deve funzionare e con quali conTenuti dovrebbe essere alimentato. Andrò a spiegare, quale CMS utilizzare, quale struttura di navigazione deve avere e come scrivere i contenuti con tecniche SEO che consentano ai contenuti stessi di posizionarsi sui motori di ricerca.

    )

    Archiviato in:Settori di attività

    Curare un blog aziendale? “No grazie, non abbiamo tempo”.

    9 Settembre 2017 by BCD

    “Curare un blog aziendale? Non abbiamo tempo”. Ad ogni incontro con un cliente che ha la medesima esigenza di tanti altri (tutti?) ovvero aumentare le proprie vendite trovando nuovi clienti, quando espongo la mia strategia e introduco lo strumento del blog aziendale, la reazione è sempre la stessa.

    L’affermazione “non abbiamo tempo e risorse per curare un blog aziendale” nasconde un errore strategico imperdonabile e macroscopico, sicuramente derivato da una conoscenza incompleta delle dinamiche che regolano il marketing digitale.

    Curare con costanza un blog aziendale significa portare gradualmente i potenziali clienti a divenire clienti effettivi. Pubblicare regolarmente significa essere presenti e visibili alla propria potenziale clientela, creando autorevolezza e fiducia nell’azienda e accompagnando alla conversione.

    Qui mi sento di sposare in toto il ragionamento di un seo esperto come Francesco Margherita (questo il link al suo articolo che condividiamo a pieno): essere presenti e parlare costantemente e con autorevolezza ai propri potenziali clienti significa anche uscire dall’arena del “vince chi fa il prezzo più basso”. Il potenziale cliente sarà disposto a comprare il vostro prodotto o servizio ad un prezzo più alto rispetto ai concorrenti solo se sarete in grado di costruire con lui un rapporto di fiducia è autorevolezza attraverso il blog e gli altri canali con esso integrati.

    Il tempo di curare un blog aziendale, vista la sua importanza fondamentale nella formazione del processo decisionale di acquisto degli utenti (e potenziali clienti), è un tempo necessario e prezioso.

    Stabilita l’importanza del curare un blog aziendale, esiste ancora un problema: molte aziende infatti, soprattutto quelle piccole, non hanno le risorse (personale) dotate delle necessarie competenze, da destinare a tale importantissima attività. Nelle aziende piccole manca spesso un “reparto” marketing e le necessaria  attività di promozione e comunicazione viene svolta da un o più dipendenti, solitamente con altre mansioni, nei ritagli di tempo e senza una reale pianificazione.

    La soluzione a tale problema è semplice: esternalizzare tempo e risorse destinate alla creazione, cura e alimentazione del blog aziendale nell’ambito di una precisa strategia di comunicazione e marketing.

    Esistono molti professionisti specializzati per questo compito, ovvero: pianificare una strategia di comunicazione a lungo termine con un preciso piano editoriale, creare i contenuti (di concerto con l’azienda) e alimentare il blog con contenuti ottimizzati per intercettare le ricerche degli utenti sui motori di ricerca.

    A fonte di un investimento relativamente contenuto, così facendo, l’azienda non sottrae tempo e risorse alla gestione amministrativa, dei clienti e alla produzione portando avanti una intelligente strategia di comunicazione che nel medito periodo può perfino consentire la riduzione dei costi in pubblicità tradizionale (molto costosa e poco misurabile in termini di ritorno).

    BCD

     

    Archiviato in:Inbound Marketing

    Blog aziendale: perché è importante averlo

    4 Settembre 2017 by BCD

    Cos’è un “blog aziendale”?

    Un blog aziendale è un sito web, precisamente un sito web strutturato come un blog, per nulla diverso da milioni di siti attualmente on line e che consultiamo quotidianamente su internet Il blog aziendale parla dell’azienda ma soprattutto, parla ai potenziali clienti con contenuti di interesse, che rispondono a domande, forniscono soluzioni e informazioni utili degli utenti.

     

    A cosa serve un blog aziendale?

    Serve all’azienda innanzitutto  per “essere presente” nella mente (e nelle ricerche) dei potenziali clienti comunicando con autorevolezza e senza le ambiguità tipiche del messaggio pubblicitario. Il blog aziendale permette di creare un rapporto con i potenziali clienti, un rapporto di fiducia e di interesse, un legame che conduce inevitabilmente alla famigerata “conversione“. E’ questo il cuore dell‘inbound marketing ovvero del marketing che che non getta e urla sull’utente il messaggio pubblicitario ma seduce, crea un filo di comunicazione, interessa, risponde e accompagna naturalmente la persona a diventare cliente.

     

    Come può un blog aziendale contribuire ad aumentare i clienti e le vendite?

    Non esiste oggi utente che prima di acquistare un prodotto e un servizio non interroghi a lungo il web, cercando consigli, suggerimenti, recensioni e soluzioni al suo bisogno. Su questo non si discute, è un dato di fatto ormai.
    Un blog aziendale con un piano editoriale coerente e correttamente ottimizzato secondo i canoni delle migliore pratiche di Search Engine Optimization è in grado di intercettare le ricerche degli utenti, le domande degli utenti interessati ad un dato servizio o prodotto, fornendo loro suggerimenti, consigli informazioni.
    Un blog aziendale ben alimentato permette di arrivare dritto nella mente del cliente con quelle argomentazioni che abitualmente costituiscono la base della sua decisione di acquisto.

    Se sarete stati in grado di porvi, grazie ai contenuti, autorevoli costruendo un rapporto di fiducia e di reciproca utilità con l’utente, quest’ultimo sarà perfino disposto a pagare di più (rispetto alla concorrenza) per avere il vostro prodotto o il vostro servizio.
    Faccio un esempio che di certo vi apparirà scontato e “fuori scala” ma di sicuro è emblematico dell’importanza che l’autorevolezza e il rapporto fiducia riveste tra azienda e potenziale cliente: è il caso della Apple. Milioni di persone acquistano un prodotto Apple perché l’azienda di Cupertino, nel corso degli anni (e anche grazie al carisma di chi l’ha guidata), ha comunicato efficacemente l’idea che i propri prodotti sono il massimo in termini di design e prestazioni, è riuscita in altre parole, a conquistare la fiducia degli utenti fornendo addirittura e non è cosa da poco, un immaginario di brand formidabile introno ai suoi prodotti. Il risultato è che oggi siamo disposti a pagare un dispositivo Apple anche il doppio o il triplo rispetto ai dispositivi concorrenti.

    Approfondisci qui sull’ottimo blog di Davide Pozzi.

     

    Il blog aziendale può quindi sostituire la pubblicità online (Facebook e Google Ads)?

    Il blog aziendale non è uno strumento in grado di sostituire la pubblicità, infatti a differenza della pubblicità che utilizza uno spazio “in affitto” arrivando quando il cliente NON ha richiesto di ricevere informazioni, il blog utilizza uno spazio proprietario e rende disponibile un contenuto che il cliente potrà utilizzare COME e QUANDO vuole. Il blog aziendale inverte quindi i termini del gioco: non sarai più tu a cercare il cliente affinché acquisti i tuoi prodotti o servizi ma sarà lui a trovarti e chiederti di diventare cliente, sempre che tu sia stato in grado di creare per utilità, fornendo le informazioni, le soluzioni e le risposte che stanno all abase dell’autorevolezza e della fiducia.

     

    Cosa fare se non ho le risorse da destinare alla cura e alimentazione del blog aziendale?

    Curare un blog aziendale, pubblicando contenuti pertinenti e ottimizzati nell’ambitto di una strategia di comunicazione orientata all’amentare il traffico al blog e la conversione non è attività che può essere svolta unicamente da esperti di marketing aziendale. Quando l’azienda è molto piccola e quindi priva delle risorse da destinare a questa importante attività la soluzione è una sola e ve la spieghiamo in questo articolo.

    Se vuoi curare o rilanciare il tuo blog aziendale o se vuoi avere maggiori informazioni sulla nostra attività, contattaci qui.

     

    #BCD

     

     

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    Comunicazione digitale degli studi legali: un panorama desolante.

    22 Luglio 2017 by BCD

    Comunicazione digitale degli studi legali: perché gli avvocati non sfruttano come potrebbero i media digitali?

    Quanti avvocati, sia essi singoli professionisti, sia essi associati in studi di varia dimensione, sfruttano bene i media digitali per comunicare la propria professionalità e prima ancora, e ben più importante, la propria esistenza  ai milioni di utenti del web in cerca di aiuto e consulenza in campo legale?

    Prima ancora di questa domanda, purtroppo bisognerebbe in molti case porsene un altra, assai più radicale: quanti degli avvocati attualmente in esercizio e iscritti ai rispettivi ordini Professionali sanno cos’è e a cosa serve davvero un sito web?

    D’altra parte bisogna ammettere che la poca familiarità con il web di una grande parte degli avvocati italiani è stata per anni generata dalle regole deontologiche che, nell’intento (condivisibile) di mantenere alto il decoro e l’etica professionale, non sono state mai formulate con chiarezza lasciando troppo speso spazio all’interpretazione con il risultato che per molto tempo si è preferito non fare nulla piuttosto che incorrere in un qualche provvedimento disciplinare.

    Il grande equivoco in cui sono incorsi molti professionisti è sempre stato equiparare il sito web di studio, che presenta i servizi e le personali peculiarità professionali, alla mera pubblicità. Un sito web equivale, perdonatemi la semplificazione, ad un biglietto da visita, ne avete uno? Direri che la risposta è si, anzi probabilmente è la prima cosa di cui ci si munisce appena iscritti all’albo.
    Come tutti i biglietti da visita, più è completo, più informazioni da a chi lo riceve, più è curato, più parla della passione e cura che il professionista mette nel suo lavoro. Ovviamente, e qui le regole deontologiche non si discutono, il biglietto da visita non deve contenere falsità, non deve dichiarare cose non vere o generare in chi lo riceve la convinzione che il professionista abbia competenze che in realtà non ha.

    Ora, dato per certo questo, se riteniamo che un biglietto da visita possa, con grande semplificazione, essere equiparato al sito web dell’avvocato o dello studio legale non vi sono ragioni di per non averne uno. Inoltre il sito web professionale, è qui ci stacchiamo decisamente dall’analogia con il biglietto da visita, possiede caratteristiche e potenzialità assi più vaste e, ahimè, del tutto sottovalutate.

    Un sito web è a disposizione di decine di milioni di utenti del web che ogni giorno eseguono decine di migliaia di richieste attraverso i motori di ricerca: un bacino di potenziali clienti che definire immenso risulta riduttivo.

    Un avvocato o uno studio legale che pensi di poter ignorare questa situazione (ormai consolidata da molti anni) è un professionista o uno studio di professionisti che rinuncia ad un bacino di clienti potenzialmente infinito.

    Immagino a questo punto le smorfie di scetticismo e la diffidenza nei confronti di queste mia parole, quindi diamo i numeri delle più recenti statistiche sull’uso del web in Italia (fonte we are social 2016) in modo che non sia possibile considerare quello che dico una mera opinione personale:

    Su una popolazione di quasi 60 milioni abitanti, ben 37 milioni sono utenti attivi di internet. Di questi 37 milioni il 79% accede ad internet ogni giorno. Questi numeri di per se sono già impressionanti ma nulla a confronto del fatto che ogni giorno (e il dato è limitato a Google, qui l’articolo), nel mondo, vengono esaminate 20 miliardi di pagine web con più di 3 miliardi di ricerche al giorno.

    Avere un sito web, correttamente ottimizzato per essere trovato (di questo parleremo più avanti), significa essere presenti in una mercato potenziale immenso e posizionarsi quale professionista specilizzato in determinate materie per chiunque abbia bisogno di consulenza mirata. Il sito web del professionista legale va trattato alla stregua di quello che è il blog aziendale per l’azienda: il principale strumento di conversione del potenziale cliente in cliente reale.

    Forse adesso è il caso di masticare e digerire la questione: informatevi, leggete e capirete che il mercato non è più quello di 20 anni fa e una enorme fetta dei potenziali clienti occi si intercetta sul web.

    Vi lascio con una domanda: quanti di voi, quando hanno bisogno di acquistare un prodotto o un servizio non si siedono davanti al pc e… passano del tempo cercando. valutando, confrontando, chiedendo ad altri utenti ecc….?

     

     

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