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Sito web dello studio Legale: less is more.

2 Febbraio 2018 by BCD

Il sito web dello studio legale è uno degli elementi di cui si compone una strategia di marketing legale, è sicuramente il fondamento, lo strumento primario e, nel caso delle piccole realtà- professionali, la dotazione minima e indispensabile, non solo per la sopravvivenza ma anche per la competitività dello studio.

Di certo non si può definire il sito web dello studio il risultato ultimo di una strategia di marketing legale che si voglia defnire tale.

Detto questo, è facile constatare come molti studi legali, in particolar modo quelli di grandi dimensioni incorrono nell’errore, più frequente di quanto si pensi, di considerare il sito la finalizzazione di una strategia di marketing che vede la minuziosa, dettagliata e puntuale descrizione di tutto quello che lo studio fa, sul proprio sito web.

Le funzioni che il sito web dello studio legale deve assolvere sono sostanzialmente tre:

  1. Fornire subito tutte le informazioni e i recapiti dello studio e dei suoi servizi e questo è semplice: un sito fatto bene non ha alcuna difficoltà ad assolvere a questa funzione.
  2. Comunicare competenza, preparazione e specialità che sono alla base dell’affidamento del cliente.
  3. Per ultimo, ma più importante di ogni altra cosa, deve supportare tutte le attività di marketing legale poste in essere nel tempo. Questo significa che, prima di tutto, deve essere strutturato e alimentato esclusivamente con le informazioni migliori e più utili, solo con contenuti studiati e ottimizzati affinché possano raggiungere e intercettare le ricerche dei potenziali clienti nel web. Tutto il resto è inutile.

Se ricevete un cliente nel vostro studio non vorreste che questi lo trovasse ingombro di ciarpame, confusionario e così pieno da non potersi muovere… giusto?

Considerate il sito web dello studio legale come il vostro studio o la vostra casa: la vorreste stracolma, confusionaria e disorientante quando ricevete degli ospiti?

“Less is more”.

Anche e soprattutto per il sito web dello studio legale.

 

 

 

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Solo le aziende che investono nel digitale aumentano i propri ricavi.

29 Gennaio 2018 by BCD

Poche le PMI con un alto livello di digitalizzazione: lo dice il Digital Transformation Institute.

La maggioranza degli imprenditori italiani non investe (e non si sente preparato) nel digitale, i pochi che invece lo fanno (e ritengono di conoscere il mondo digitale) dichiarano di aver visto aumentare significativamente il proprio fatturato.

In Italia (come nel resto del mondo) è presente una ormai netta contrapposizione nel mondo delle PMI : da un lato le aziende “anziane” chiamate a innovarsi e dall’altro quelle cosiddette “giovani” che fanno del digitale il loro campo naturale d’azione.

In relazione a questa tematica il rapporto promosso dall’autorevole Digital Transformation Institute e basato sulla autovalutazione effettuata dalle piccole e medie imprese fa emergere un quadro molto sbilanciato e lo si comprende chiaramente dai numeri:

Il 59% delle PMI si ritiene abbastanza tecnologica ma soltanto il 17,9% è consapevole o meglio crede di aver raggiunto un altro livello di innovazione tecnologica.

Il 39% delle imprese dichiara di avere effettuato investimenti in tecnologie digitali per meno di 5mila euro e il 28% ammette di non aver investito nemmeno un euro in tecnologie digitali.

Dal rapporto del Digital Transformation Institute emerge però un altro dato estremamente significativo:

Il 62% delle imprese che hanno deciso di scommettere sul digitale dichiara un miglioramento significativo dei ricavi.

Nella mia, seppur limitata esperienza come consulente digitale a fianco di numerose piccole aziende, comprendo e mi sento di confermare in pieno il panorama che emerge dai numeri contenuti nell’indagine del Digital Transformation Institute. Raramente, la piccola azienda ha consapevolezza del proprio livello di digitalizzazione che spesso si limita banalmente all’utilizzo di un nuovo gestionale …
Quante di queste piccole aziende poi, senza arrivare a parlare di modelli di automazione, criptovalute, industria 4.0 ecc, non hanno neppure una valida e funzionale presenza digitale di base, e qui parlo di comunicazione, che permetta loro di “stare” nel mercato in maniera competitiva e coerente con i tempi.

Se poi, per ipotesi, ci si imbarcasse in un’indagine simile rivolgendosi però alle singole realtà professionali, ai piccoli studi e alle piccole e medie realtà associative di professionisti, sono certo che il disallineamento evidenziato dallo studio del Digital Transformation Institute tra assenza di consapevolezza del proprio grado di digitalizzazione e mancanza di conoscenza  vera e propria del mondo digitale, nei limiti degli obiettivi che attività professionali di questo tipo perseguono, possa essere ancora maggiore.

Il dato a cui io guardo con maggiore interesse ovviamente ha a che fare soltanto con le metodologie e gli strumenti comunicazione e di promozione professionale, un ambito limitato, una parte soltanto del più ampio concetto di innovazione tecnologica, eppure così importante da rischiare, se trascurato, di vanificare qualsiasi altro sforzo fatto nella direzione dell’innovazione, della digitalizzazione e dell’incremento del proprio fatturato.

A cosa serve, ad esempio,  investire tempo denaro in un meraviglioso sistema di gestione in cloud dei propri documenti di studio, se poi lo stesso studio non è in grado di trasmettere ai suoi potenziali clienti questo suo plus tecnologico che si traduce (per il cliente stesso) in maggiore efficienza e rapidità nella gestione del lavoro?

Lo so la domanda appare banale e semplificatoria ma è una domanda che in molti tra i piccoli professionisti e piccole realtà professionali dovrebbero porsi prima di affermare e sostenere la propria “maturità tecnologica”.

BCD

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Vendere case senza portali immobiliari: la web agency immobiliare

11 Settembre 2017 by BCD

Vendere case senza portali immobiliari si può: le agenzie immobiliari possono diventare virtuose.

Dopo aver letto il mio articolo sul’importanza dellle strategie di marketing digitale  per le agenzie immobiliari è chiaro che quando una persona desidera acquistare una casa, nella quasi totalità dei casi si siede davanti ad un computer e cerca “case in vendita” specificando molto probabilmente il luogo dove desidera acquistare casa. Fatto questo (vi invito a provare) i risultati prodotti dai motori di ricerca consisteranno quasi esclusivamente in annunci immobiliari pubblicati sui portali immobiliari come immobiliare.it, casa.it, idealista.it ecc.
L’agenzia immobiliare, più o meno piccola che sia, oggi è di fatto obbligata, se vuole dare visibilità ai propri annunci, pagare un abbonamento ai grandi portali immobiliari e inserire le proprie case in vendita.

L’unico modello di marketing  (pubblicizzato a suon di spot e di numeri) di cui oggi l’agenzia immobiliare si serve è quello di acquistare costosi abbonamenti su più portali possibili, inviando a questi ultimi i propri annunci attraverso sistemi di “multiposting” (spesso definiti in senso lato “gestionali immobiliari”).

Quasta strategia presenta ormai degli evidenti svantaggi:

  1. Assenza totale di branding: il privato che acquisterà con soddisfazione casa non effettuerà il famoso “passaparola”, parlerà bene del portale, non dell’agenzia.
  2. La visibilità è a pagamento: nel breve termine la visibilità sarà alta ma nel momento in cui non si investe più denaro questa improvvisamente cala fino a scomparire.
  3. impossibilià di comunicare il valore giunto della propria agenzia: conta solo l’immobile e il prezzo non più le parsone che te lo vendono i servizi e e l’assistenzache ti offrono.
  4. La concorrenza aumenta esponenzialmente: una autentica guerra tra poveri dove ogni agenzia investe sempre più denaro in pacchetti di visibilità arricchendo esclusivamente un solo soggetto: il portale immobiliare di turno.
  5. Il costo per contatto aumenta: perché aumentano si le richieste ma sono generiche e “poco interessate” e solo poche tra queste si tramutano in acquisti reali.

La soluzione per vendere case senza dipendere dai portali immobiliari è investire nella propria strategia di marketing senza ricorrere ai portali immobiliari

Vendere case senza dipendere dai più diffusi portali immobiliari è possibile investendo in una propria  strategia di marketing che abbia come fulcro il sito web (o il blog) dell’agenzia immobiliare.

I vantaggi di vendere case attraverso il proprio sito web posso essere così riassunti:

  1. Maggiore visibilità su google: il sito web, se correttamente costruito e ottimizzato secondo intelligenti tecniche SEO (Search Engine Optimization) è in grado di presidiare più di ogni altro portale il web. Immobiliare.it e similari si posiziona sicuramente più in alto di qualsiasi altro sito ma il suo è un contenitore (immenso, di annunci, tra i quali i vostri), solo un grande contenitore. Un articolo/annuncio pubblicato correttamente sul proprio sito è ugualmente in grado di posizionarsi bene sui motori di ricerca e l’utente che apre il vostro articolo trova solo voi e ciò che site in grado di offrire. La visibilità ovviamente deve corrispondere a contenuti di qualità e ad annunci esaustivi e ricchi di informazioni.
  2. Autorevolezza: il blog immobiliare consente di posizionarsi e venire percepiti come esperti del settore: dormire contenuti ed informazioni su determinate zone rende esperti sulle stesse. Consigliera gli utenti su differenti soluzioni abitative motivando e argomentando accresce ancora di più questa autorevolezza. La maggior parte delle agenzia immobiliari si limita a pubblicare qualche annuncio aspettando che il telefono squilli o arrivi una mail di contatto. Una vera agenzia immobiliare che cura un proprio sito comunicando costantemente con i potenziali acquirenti, viene percepita come esperta, autorevole. Questo i portali immobiliari non lo consentiranno mai.
  3. Il sito web dell’agenzia immobiliare consente all’agenzia di selezionare maggiormente i clienti. Solo gli utenti realmente interessati al vostro annuncio e ai vostri contenuti spenderanno del tempo a leggere e informarsi. Forse riceverai meno richieste di informazioni ma quelle che perverranno saranno richieste interessate e consapevoli, in quanto hanno letto e implicitamente approvato ciò che hai scritto.
  4. Generarazione di contatti commerciali. Il sito web dell’agenzia, diversamente da ciò che fanno i grandi portali immobiliari consente all’agenzia di fare public relations, intrattenere rapporti, di farsi conoscere, di ottenere contatti e menzioni che altro non sono che la base della lead generation: ovvero la generazione di contatti proficui dal punto di vista commerciale.

Vendere case attraverso il proprio sito web, il sito dell’agenzia, è quindi l’alternativa più intelligente al dilapidare denaro in abbonamenti sui grandi portali immobiliari che generano contatti (e di scarsa qualità) solo fino quando si paga.

Naturlamente perchè il sito web dell’agenzia immobiliare posso davvero produrre gli effetti che abbiamo descritto e porsi come valido sostituto alla logica un pò perversa dei portali immobiliari deve essere strutturato, gestito ed alimentato secondo criteri precisi e pianificati.

In questo articolo andiamo a spiegare tecnicamente come il sito web dell’agenzia immobiliare o il blog immobiliare deve essere strutturato,  come e con quali strategie ed accorgimenti deve funzionare e con quali conTenuti dovrebbe essere alimentato. Andrò a spiegare, quale CMS utilizzare, quale struttura di navigazione deve avere e come scrivere i contenuti con tecniche SEO che consentano ai contenuti stessi di posizionarsi sui motori di ricerca.

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Comunicazione digitale degli studi legali: un panorama desolante.

22 Luglio 2017 by BCD

Comunicazione digitale degli studi legali: perché gli avvocati non sfruttano come potrebbero i media digitali?

Quanti avvocati, sia essi singoli professionisti, sia essi associati in studi di varia dimensione, sfruttano bene i media digitali per comunicare la propria professionalità e prima ancora, e ben più importante, la propria esistenza  ai milioni di utenti del web in cerca di aiuto e consulenza in campo legale?

Prima ancora di questa domanda, purtroppo bisognerebbe in molti case porsene un altra, assai più radicale: quanti degli avvocati attualmente in esercizio e iscritti ai rispettivi ordini Professionali sanno cos’è e a cosa serve davvero un sito web?

D’altra parte bisogna ammettere che la poca familiarità con il web di una grande parte degli avvocati italiani è stata per anni generata dalle regole deontologiche che, nell’intento (condivisibile) di mantenere alto il decoro e l’etica professionale, non sono state mai formulate con chiarezza lasciando troppo speso spazio all’interpretazione con il risultato che per molto tempo si è preferito non fare nulla piuttosto che incorrere in un qualche provvedimento disciplinare.

Il grande equivoco in cui sono incorsi molti professionisti è sempre stato equiparare il sito web di studio, che presenta i servizi e le personali peculiarità professionali, alla mera pubblicità. Un sito web equivale, perdonatemi la semplificazione, ad un biglietto da visita, ne avete uno? Direri che la risposta è si, anzi probabilmente è la prima cosa di cui ci si munisce appena iscritti all’albo.
Come tutti i biglietti da visita, più è completo, più informazioni da a chi lo riceve, più è curato, più parla della passione e cura che il professionista mette nel suo lavoro. Ovviamente, e qui le regole deontologiche non si discutono, il biglietto da visita non deve contenere falsità, non deve dichiarare cose non vere o generare in chi lo riceve la convinzione che il professionista abbia competenze che in realtà non ha.

Ora, dato per certo questo, se riteniamo che un biglietto da visita possa, con grande semplificazione, essere equiparato al sito web dell’avvocato o dello studio legale non vi sono ragioni di per non averne uno. Inoltre il sito web professionale, è qui ci stacchiamo decisamente dall’analogia con il biglietto da visita, possiede caratteristiche e potenzialità assi più vaste e, ahimè, del tutto sottovalutate.

Un sito web è a disposizione di decine di milioni di utenti del web che ogni giorno eseguono decine di migliaia di richieste attraverso i motori di ricerca: un bacino di potenziali clienti che definire immenso risulta riduttivo.

Un avvocato o uno studio legale che pensi di poter ignorare questa situazione (ormai consolidata da molti anni) è un professionista o uno studio di professionisti che rinuncia ad un bacino di clienti potenzialmente infinito.

Immagino a questo punto le smorfie di scetticismo e la diffidenza nei confronti di queste mia parole, quindi diamo i numeri delle più recenti statistiche sull’uso del web in Italia (fonte we are social 2016) in modo che non sia possibile considerare quello che dico una mera opinione personale:

Su una popolazione di quasi 60 milioni abitanti, ben 37 milioni sono utenti attivi di internet. Di questi 37 milioni il 79% accede ad internet ogni giorno. Questi numeri di per se sono già impressionanti ma nulla a confronto del fatto che ogni giorno (e il dato è limitato a Google, qui l’articolo), nel mondo, vengono esaminate 20 miliardi di pagine web con più di 3 miliardi di ricerche al giorno.

Avere un sito web, correttamente ottimizzato per essere trovato (di questo parleremo più avanti), significa essere presenti in una mercato potenziale immenso e posizionarsi quale professionista specilizzato in determinate materie per chiunque abbia bisogno di consulenza mirata. Il sito web del professionista legale va trattato alla stregua di quello che è il blog aziendale per l’azienda: il principale strumento di conversione del potenziale cliente in cliente reale.

Forse adesso è il caso di masticare e digerire la questione: informatevi, leggete e capirete che il mercato non è più quello di 20 anni fa e una enorme fetta dei potenziali clienti occi si intercetta sul web.

Vi lascio con una domanda: quanti di voi, quando hanno bisogno di acquistare un prodotto o un servizio non si siedono davanti al pc e… passano del tempo cercando. valutando, confrontando, chiedendo ad altri utenti ecc….?

 

 

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Web Marketing immobiliare: perché è fondamentale

20 Luglio 2017 by BCD

Web Marketing immobiliare: il mercato di oggi è sul web ma bisogna sapere come sfruttarlo.

“Web marketing immobiliare”: in molti ne parlano, molti dichiarano di farlo, pochissimi lo fanno bene.
Quello che vorrei dire nell’iniziare a trattare questo spinoso argomento è che l’approccio deve essere ampio e lungimirante. Avere un sito web non vuol dire fare web marketing, ci tengo a precisare il concetto: il sito web, se creato con determinati criteri e accortezze di cui parleremo, è solo lo strumento per per arrivare al traguardo, non il traguardo.

Se accettiamo questa premessa, possiamo davvero parlare di strategia di marketing e di web marketing immobiliare e possiamo davvero aspettarci che tutto si concluda con l’unica cosa che conta in campo immobiliare ovvero vendere immobili.

Il primo, necessario, sforzo da fare è aprire gli occhi, capire e accettare in quale stato di fatto ci troviamo oggi.

Nel 2006 Google registrava 2,7 miliardi di ricerche al mese, oggi, mentre state leggendo questo articolo le ricerche ammontano a 3,6 miliardi al giorno. In un simile scenario le aziende hanno dovuto cambiare il loro modo di comunicare e vendere. Le più virtuose tra queste hanno da tempo compreso che l’off-line e l’on-line si fondono in un sistema che possiamo definire cross-mediale attraverso il quale un mezzo serve all’altro e viceversa fino a comunicare con in modo nuovo e più proficuo rispetto ai canali comunicativi tradizionali.
web marketing immobilareDato di enorme importanza, che secondo la mia modesta esperienza (ma esistono fior fior di dati che lo confermano) e tragicamente ignorato dalla stragrande maggioranza delle aziende italiane deriva fulminea diffusione degli smartphone che ha reso ha reso la fruibilità del web ancora più veloce e utile per chi utilizza uno smartphone. Un dato su tutti (oltretutto risalente al 2014 e quindi inferiore al dato di oggi) è che il 41% degli italiani possiede uno smartphone e di questi ben l’84% lo utilizza per cercare informazioni su servizi e prodotti specifici.
Da quest’ultimo dato deriva una facile considerazione: progettare un sito web non visibile sugli smartphone e tablet, quindi non “resposive” significa perdersi per strada quasi la metà dei consumatori italiani (senza considerare l’estero)… non vi sembra quantomento “approssimativo” da parte di chi per professione deve vendere?
Sul web gli investimenti sono notevolmente inferiori rispetto ai canali tradizionali e con internet è ormai possibile indirizzare il messaggio verso un preciso target in maniera “chirurgica”, oltretutto è possibile pagare esclusivamente per i contatti effettivi che la campagna matura, piuttosto che per una semplice visualizzazione di uno spot.

Veniamo ai numeri che ci interessano:

  • Attingendo ai dati forniti dalla autorevole fonte che è la Nielsen-NetRatings, negli ultimi dieci anni il numero di cercatori di casa sul web si è moltiplicato di 15 volte. Nel 1997, infatti, solo il 2% del mercato era alimentato da compravendite on-line. Nel 2007 la percentuale è salita al 29% e oggi è ancora più alta.
  • Gli acquirenti che usano Il web spendono la metà del tempo per la ricerca di un immobile rispetto a un acquirente tradizionale; un acquirente on-line visita in media solo 4 abitazioni, rispetto alle 8 visitate da un acquirente tradizionale perché l’acquirente on-line ha già fatto una selezione sul web tramite le foto, video e altre informazioni.
  • Ben 7 compratori su 10 usano Internet per la ricerca di un immobile. cosa cercano i compratori? Informazioni. Questo ci dice subito che il vostro sito web dovrà essere una fondamentale fonte di informazioni per il pitenziale acquirente, queste dovranno essere complete, esaustive e di qualità.
  • Un altro dato su cui riflettere è il prezzo medio degli immobili acquistati e chi li acquista: circa 450.000 euro per l’acquirente on-line contro i 300.000 euro circa dell’acquirente tradizionale. Tratene voi la conclusione.
Con questi dati alla mano, appare chiaro che il web marketing immobiliare è, non da oggi, fondamentale.
Il primo, è più importante strumento di web marketing è il sito web o blog aziendale.
Nel prossimo articolo vedremo come deve essere un sito web per servire davvero all’agenzia immobiliare, ovvero come deve essere costruito e gestito per generare vendite.

 

 

 

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Le Start-up italiane hanno il sito web che non funziona

29 Aprile 2016 by BCD

In Italia due start-up su tre hanno il sito che NON FUNZIONA: alla faccia dell’innovazione e…della comunicazione.

In Italia Due start-up su tre hanno il sito che non funziona: alla faccia dell’innovazione e…della comunicazione.
Leggendo un interessante e al contempo, passatemi il termine, sconfortante articolo su Wired apprendo che due start-up su tre in Italia hanno il sito che non funziona.
 Ma approfondiamo i dati emersi dall’inchiesta di Instilla, società specializzata in marketing digitale, che ha esaminato le startup iscritte al Registro delle Camere di Commercio alla data del 31 dicembre 2015..
Su più di 5000 imprese iscritte al registro solo il 58,3% indica di avere un sito web e di queste, solo 2167 risultano funzionanti: un primo dato che la dice lunga cultura della comunicazione che esiste in Italia. Il dato appare ancora più desolante se si pensa che stiamo parlando di start-up, ovvero di imprese che fanno dell’innovazione una connotazione essenziale della propria costituzione. In questa senso l’assenza del canale digitale per eccellenza finalizzato a comunicare la propria idea al mondo denota disattenzione, approssimazione una lacuna dal punto di vista organizzativo e comunicativo imperdonabile. Non si dica per favore che quel 40% abbondante di imprese non aveva i fondi sufficienti ad organizzare la propria comunicazione sul web poiché i costi di creazione e gestione di un sito, oggi, non sono affatto proibitivi.

L’assenza di un canale digitale di comunicazione comer il sito poi porta con se, inevitabilmente, un handicap di visibilità, a livello internazionale dai costi altissimi.
Mi chiedo se i grandi nomi italiani che hanno realmente innovato sfondando soprattutto a casa di chi innovazione la fa da decenni prima di noi, ovvero nella Silicon Walley, si sono potuti permettere di non avere un sito web nelle prime fasi di lancio delle proprie imprese, oggi milionarie. Facendo un paragone è come se ci allenassimo per cercare la vittoria in una maratona correndo in cerchio intorno a casa nostra, inutile.

I dati non si fermano qui però: solo il 49,2% dei siti dichiarati sono ottimizzati per la visualizzazione da smartphone e tablet.
 Perciò non basta che non do alla mia idea la visibilità e la credibilità che merita (perché sia ben chiaro, l’idea è di sicuro buona) ma quando lo faccio cerco bene di far fuori dal mio orizzonte quasi i due terzi di chi naviga in internet, ovvero coloro che navigano, per scelta o meglio per professione da smartphone e tablet di varia natura.
Purtroppo, senza in alcun modo voler generalizzare (l’eccezionale creatività italiana è fuori discussione) tutto questo appartiene ad un modo di agire tipicamente italiano:  approssimativo, pretenzioso e chiuso.
Il registro delle start-up innovative finisce ancora una vola sotto accusa (la prima era che non raccogliesse nessuna star-up innovativa) ma forse chi dovrebbe interrogarsi sono coloro che vi fanno parte portando avanti un progetto che si vorrebbe innovativo.
#BCD

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